Messaggio del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
ai Membri del Comitato Cattolico Internazionale per gli Zingari (CCIT)
(Snagov, Romania, 24 – 26 aprile 2015)
Carissimi,
Sono particolarmente lieto di salutare Padre Claude Dumas, Presidente, e i
partecipanti all’incontro annuale del CCIT. Esprimo a tutti parole di apprezzamento e di
gratitudine per il vostro servizio instancabile in favore di Rom, Sinti, Manouche, Yenish
e di altri gruppi itineranti.
Il tema che vi accingete a trattare, “La comunicazione: potenzialità e rischi dei
nuovi media”, è di particolare attualità nella società odierna e nella comunità ecclesiale
ed è stato oggetto di riflessione sia da parte di Papa Francesco che dei suoi
Predecessori nei Messaggi per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Nel suo Messaggio del 2014, Papa Francesco ha incoraggiato i cristiani a
guardare i mezzi di comunicazione moderni nella prospettiva della loro utilità nella
creazione di una vera cultura dell'incontro e del dialogo 1 . Il Papa ha ricordato che
viviamo in un mondo contrassegnato da una “scandalosa distanza tra il lusso dei più
ricchi e la miseria dei più poveri”, dove numerose persone soffrono di “molteplici forme
di esclusione, emarginazione e povertà” e in cui siamo testimoni di numerosi “conflitti in
cui si mescolano cause economiche, politiche, ideologiche e, purtroppo, anche
religiose”. In questo contesto, il Pontefice ha definito i nuovi mezzi di comunicazione
strumenti che “possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci
percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e
all’impegno serio per una vita più dignitosa” 2 .
Tuttavia, per svolgere il loro ruolo le nuove tecnologie “devono essere poste al
servizio del bene integrale della persona e dell’umanità intera”. Soltanto “se usate
saggiamente, esse possono contribuire a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di
unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano” 3 .
Sfortunatamente, per quanto riguarda la popolazione rom i mezzi di
comunicazione spesso sono messaggeri di “verità distorte”. Ascoltando i notiziari,
leggendo i giornali, guardando la televisione e navigando in rete si nota che il linguaggio
utilizzato nei riguardi dei rom è generalmente simile a quello riservato ai delinquenti
comuni e ai protagonisti della cosiddetta “cronaca nera”. Questo fatto non è soltanto
ingiusto ma è anche grave in quanto l’approccio dei media nei confronti della
2
popolazione rom influenza in modo sostanziale la collettività che viene così a trovarsi,
quasi inconsapevolmente, a nutrire sentimenti ostili e falsati verso questa etnia.
Il pregiudizio nasce, solitamente, da conoscenze errate o incomplete ed è qui
che i mezzi di comunicazione ricoprono un ruolo fondamentale. Se il modo di fare
comunicazione fosse corretto, preciso e puntuale, molte incomprensioni verrebbero
meno. Se i giornalisti e gli addetti all’informazione andassero alla ricerca della verità
sempre e comunque, anche le notizie trasmesse sarebbero complete, veritiere e ricche
di particolari in grado di mostrare la reale essenza di un evento o l’effettiva identità dei
protagonisti. Ecco perché, nel tema proposto dall’incontro “La comunicazione:
potenzialità e rischi dei nuovi media”, sono racchiusi due concetti importanti. Il primo: le
potenzialità dei media, in grado di abbattere le distanze di spazio e di tempo, rendendo
tutti partecipi dell’unica grande famiglia dell’umanità. Il secondo: i rischi che gli stessi
mezzi corrono veicolando in tempo reale notizie più o meno distorte in grado di
plasmare il pensiero delle masse, un pensiero facilmente condizionabile.
L’impossibilità di un’esperienza diretta costringe molti ad assimilare nozioni
attraverso i media e porta ad un condizionamento delle azioni e delle interazioni nel
mondo reale. La discriminazione, nata anche dall’uso scorretto dei nuovi mezzi di
comunicazione, determina in modo significativo il criterio con cui vengono considerate
le minoranze etniche e può incentivare comportamenti razzisti. Diversamente, se
utilizzati nel rispetto della verità, i media possono contribuire ad una maggiore
consapevolezza nei loro confronti e a far nascere approcci più positivi.
Di fronte ai rischi che una rete sempre più fitta e attiva delle comunicazioni sociali
comporta, la Chiesa, «esperta di umanità», si impegna incessantemente a favore della
dignità dell'uomo e dei suoi valori 4 e non esita a investire nei nuovi media per superare
la “cultura del rifiuto” e promuovere una cultura di solidarietà e di incontro. La Chiesa
esorta continuamente ad uno stile cristiano di presenza nei media che “si concretizza in
una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell’altro” 5 . È
compito delle Chiese locali e degli Operatori pastorali esaminare tutte le opportunità che
i moderni mezzi di comunicazione offrono, non soltanto nell’ambito della promozione e
dell’integrazione delle popolazioni gitane, ma anche per una migliore proclamazione del
Vangelo nella realtà rom.
È necessario preparare sia le giovani generazioni rom, sia i loro genitori, ad una
ricezione critica e consapevole dei nuovi media così come ad un loro uso corretto, in
modo da poterne trarre il massimo vantaggio, evitando un impatto negativo sullo
sviluppo e sui rapporti interpersonali. Un ruolo fondamentale in questo ambito lo
possono svolgere la scuola e le comunità ecclesiali, avvalendosi dell’aiuto dei mediatori
culturali e dei volontari. I giovani hanno bisogno di essere guidati a riconoscere i rischi e
i vantaggi del mondo digitale, a capire ciò che offrono i nuovi mezzi di comunicazione e
quanto di buono fornisce una comunicazione diretta in tutti gli ambiti della vita, nei
rapporti umani, nello sviluppo emotivo, nella famiglia e nelle esperienze di gruppo.
Non si può negare l’utilità pratica delle nuove tecnologie nella vita quotidiana e la
multifunzionalità dell’uso di Internet nella pastorale e nella trasmissione del Vangelo. Le
3
voci del Papa emerito Benedetto XVI e di Papa Francesco raggiungono ormai milioni di
persone in tutto il mondo via Twitter.
Auspico che anche il popolo gitano si impegni a trarre vantaggio dai nuovi mezzi
di comunicazione per la sua promozione e per l’evangelizzazione, diventando
protagonista attivo del mondo mediatico, in grado di far rispettare la propria dignità e di
rendere più visibili i valori della cultura zingara. Utilizzare le potenzialità offerte da
televisione, radio, internet e giornali, significa anche mettersi in gioco in prima persona
e creare nuove occasioni per comunicare la propria identità diventando primo attore ed
evitando, così, di subire l’azione e l’opinione altrui.
Mentre invoco su tutti voi la grazia dello Spirito Santo, auguro che il vostro
incontro abbia un buon esito e Vi benedico di cuore.
Antonio Maria Card. Vegliò
Presidente
P. Gabriele F. Bentoglio, CS
Sotto-Segretario
1 FRANCESCO, Comunicazione al servizio di un’autentica cultura dell’incontro, Messaggio per la XLVIII
Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1 giugno 2014.
2 Idem.
3 BENEDETTO XVI, Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale, Messaggio per la XLV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 5 giugno 2011.
4 Cfr. SAN GIOVANNI PAOLO II, Comunicazioni sociali e promozione della solidarietà e della fraternità fra gli
uomini e i popoli, Messaggio per la XXII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 15 maggio 1988.
5 BENEDETTO XVI, Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale, Messaggio per la XLV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 5 giugno 2011.